Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola della nostra condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per tutti. Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, I'imposizione di questa condotta a tutti sarebbe un'insopportaibile interferenza nella libertà di coscienza di ognuno.
(Mohandas Karamchand Gandhi)
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Dopo mesi e mesi di lavoro, ieri è finalmente stato presentato il programma dell'Unione. Sui Pacs, dopo un tira e molla estenuante, la formula di compromesso accettata anche da Rutelli è "riconoscimento giuridico alle persone che fanno parte di unioni di fatto". Niente PACS quindi, ma anche niente unioni civili e niente contratti che pure erano stati proposti da Rutelli.
Ecco lo straordinario risultato che ha prodotto la linea ultra moderata dell'Arcigay. Finalmente, anche alcune parti del movimento GLBT iniziano a rivedere le proprie posizioni, a riconoscere l'errore strategico rappresentato dal puntare esclusivamente sui PACS e a sostenere la necessità di chiedere inequivocabilmente l'estensione a tutti del diritto di contrarre matrimonio, a prescindere dal sesso dei contraenti. In questa direzione, in particolare, si è mosso ieri Giovanni Dall'Orto, direttore del mensile gay Pride, che ha pubblicato su gaynews una lettera-appello nella quale invita gay e lesbiche a "rifiutare la candidatura in qualsiasi partito che non preveda espressamente il riconoscimento dei diritti elementari delle persone omosessuali", perché "visto che la politica non li vuole, è giusto che ne prendano atto e rifiutino di legittimare, con la loro presenza puramente decorativa nelle liste dei candidati, programmi politici che non tengono in nessuna considerazione le loro esigenze".
Purtroppo Dall'Orto non fa alcun accenno alla posizione della Rosa nel Pugno che, fino all'ultimo, ha sostenuto almeno i pacs. Tuttavia ritengo che si debba aderire all'appello poiché, finalmente, una voce autorevole del movimento ricomincia a chiedere ad alta voce il matrimonio gay.
Lo scempio dell'altro ieri è dovuto in gran parte alla sciagurata decisione dell'Arcigay di puntare tutto sui PACS, una soluzione minima che sarebbe stata resa insignificante da qualunque mediazione.
Oltre alle fondamentali questioni di principio che fanno propendere per l'estensione alle coppie gay e lesbiche del diritto al matrimonio, vi sono anche ragioni di strategia politica che spingono in questa direzione. Come può la parte della società più direttamente interesssata ad una riforma proporre una soluzione talmente moderata da non essere medianbile (pena la neutralizzazione della riforma stessa) e sperare di ottenere qualcosa?
Il movimento gay deve proporre la soluzione massima lottando sino allo stremo per ottenerla, pur nella consapevolezza che i partiti potrebbero tentare una mediazione che, partendo dalla soluzione massima, potrebbe anche essere accettabile come stadio intermedio.
Secondo me, la ragione dell'eccessivo moderatismo di Arcigay è lo storico legame che lega la maggiore associazione omosessuale ai DS. Questo ha portato i dirigenti dell'Arcigay a mediare gli interessi della comunità GLBT, che pretendono di rappresentare, con quelli del loro partito politico di appartenenza.
A questa promiscuità va definitivamente posto un termine. Un modo per far ciò potrebbe essere il rifiuto dei leaders del movimento GLBT tutto di candidarsi e una dichiarazione ufficiale di sostegno alla Rosa nel Pugno, il partito dell'Unione che più coerentemente ha sostenuto i nostri diritti.
