Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola della nostra condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per tutti. Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, I'imposizione di questa condotta a tutti sarebbe un'insopportaibile interferenza nella libertà di coscienza di ognuno.
(Mohandas Karamchand Gandhi)

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martedì, 23 giugno 2009
Dell’illegalità della votazione referendaria appena conclusasi. L’esperienza di un presidente di seggio.

Nel pomeriggio di ieri si presenta nella sezione di cui sono presidente una elettrice che, com’è suo diritto, mi chiede di non avere le schede dei tre referenda. Qualche ora dopo, la stessa elettrice, una donna di una cinquantina d’anni, si ripresenta accompagnando una elettrice assai più giovane di lei che, quando le offro le schede, rifiuta quelle dei tre referenda. A quel punto noto la presenza dell’accompagnatrice nei locali della sezione e mi chiedo: ma qual è il rapporto tra queste due persone? Sono madre e figlia o, in qualche modo, parenti? Mentre l’elettrice entra nella cabina per esprimere il suo voto per le provinciali di Milano in tutta segretezza, le mie domande assumono una tinta più inquietante: e se l’accompagnatrice avesse esercitato una forma di pressione psicologica di e/o di controllo sulla persona che aveva accompagnato affinché rifiutasse di ritirare le schede? va da sé che da quel momento, se si fosse presentata un’occasione simile, non avrei più consentito l’accesso nei locali della sezione a semplici accompagnatori (anche se elettori di quella stessa sezione). Ma cosa avrei dovuto fare nel caso una coppia o una famiglia si fosse recata contemporaneamente a votare (come è avvenuto numerosissime volte)? Avrei dovuto far entrare solo un elettore alla volta nei locali della sezione? Ma perché allora ci sono 4 cabine elettorali? Avrei rallentato indebitamente le operazioni di voto, venendo meno ai miei doveri di agevolarle invece il più possibile.

 

La conclusione è che le normali procedure di riservatezza e di tutela della segretezza del voto, nonché della sua libera espressione sono inficiate dall’esistenza del quorum e dalla prassi dell’astensione e del rifiuto di ritirare le schede. L’esistenza del quorum fa sì che l’astensione dal voto per il referendum abrogativo sia equiparabile negli effetti ad un voto negativo. Nel caso di coincidenza tra un voto politico o amministrativo e un voto referendario la possibilità di non richiedere la scheda (propagandata dai partiti come arma più efficace per far fallire un referendum sgradito) equivale quindi all’espressione di un voto negativo. Questo però viene espresso (nella forma del rifiuto della scheda elettorale) non nella segretezza della cabina elettorale, ma nei locali della sezione di fronte ai componenti della stessa e agli elettori (magari parenti o in un qualche rapporto tra loro) in quel momento presenti. Gli scrutatori sono inoltre tenuti ad annotare sulle liste elettorali, di fianco al nome dell’elettore, quali schede non sono state ritirate, rendendo quindi questa scelta – che equivale, negli effetti, all’espressione di un voto negativo al referendum – addirittura nominativa. E’ quindi evidente come le normali procedure democratiche vengano totalmente stravolte nell’evidente impossibilità di applicare agli interi locali della sezione le norme vigenti all’interno della cabina elettorale.

 

Ritengo quindi che vi siano gli elementi per invalidare le consultazioni referendarie appena conclusesi e per eccepire la contrarietà del quorum previsto dall’art. 75 della Costituzione, con i principi fondamentali della medesima.

Postato da: yurigu a 00:30 | link | commenti
referendum

sabato, 07 febbraio 2009
Lettera di Napolitano al Presidente del Consiglio

Questo il testo integrale della lettera che il Presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, ha inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio
Berlusconi, precedentemente alla approvazione da parte del Consiglio dei
ministri di un decreto legge in relazione al caso Englaro:

"Signor Presidente,
lei certamente comprenderà come io condivida le ansietà sue e del Governo
rispetto ad una vicenda dolorosissima sul piano umano e quanto mai delicata sul
piano istituzionale.
Io non posso peraltro, nell'esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che
un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di
urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa
sanciti.
I temi della disciplina della fine della vita, del testamento biologico e dei
trattamenti di alimentazione e di idratazione meccanica sono da tempo
all'attenzione dell'opinione pubblica, delle forze politiche e del Parlamento,
specialmente da quando sono stati resi particolarmente acuti dal progresso delle
tecniche mediche.
Non è un caso se in ragione della loro complessità, dell'incidenza su diritti
fondamentali della persona costituzionalmente garantiti e della diversità di
posizioni che si sono manifestate, trasversalmente rispetto agli schieramenti
politici, non si sia finora pervenuti a decisioni legislative integrative
dell'ordinamento giuridico vigente.
Già sotto questo profilo il ricorso al decreto legge - piuttosto che un rinnovato
impegno del Parlamento ad adottare con legge ordinaria una disciplina organica
appare soluzione inappropriata. Devo inoltre rilevare che rispetto allo sviluppo
della discussione parlamentare non è intervenuto nessun fatto nuovo che possa
configurarsi come caso straordinario di necessità ed urgenza ai sensi dell'art. 77
della Costituzione se non l'impulso pur comprensibilmente suscitato dalla
pubblicità e drammaticità di un singolo caso. Ma il fondamentale principio della
distinzione e del reciproco rispetto tra poteri e organi dello Stato non consente di
disattendere la soluzione che per esso è stata individuata da una decisione
giudiziaria definitiva sulla base dei principi, anche costituzionali, desumibili
dall'ordinamento giuridico vigente.
Decisione definitiva, sotto il profilo dei presupposti di diritto, deve infatti
considerarsi, anche un decreto emesso nel corso di un procedimento di volontaria
giurisdizione, non ulteriormente impugnabile, che ha avuto ad oggetto
contrapposte posizioni di diritto soggettivo e in relazione al quale la Corte di
cassazione ha ritenuto ammissibile pronunciarsi a norma dell'articolo 111 della
Costituzione: decreto che ha dato applicazione al principio di diritto fissato da una
sentenza della Corte di cassazione e che, al pari di questa, non è stato ritenuto
invasivo da parte della Corte costituzionale della sfera di competenza del potere
legislativo.
Desta inoltre gravi perplessità l'adozione di una disciplina dichiaratamente
provvisoria e a tempo indeterminato, delle modalità di tutela di diritti della persona
costituzionalmente garantiti dal combinato disposto degli articoli 3, 13 e 32 della
Costituzione: disciplina altresì circoscritta alle persone che non siano più in grado
di manifestare la propria volontà in ordine ad atti costrittivi di disposizione del loro
corpo.
Ricordo infine che il potere del Presidente della Repubblica di rifiutare la
sottoscrizione di provvedimenti di urgenza manifestamente privi dei requisiti di
straordinaria necessità e urgenza previsti dall'art. 77 della Costituzione o per altro
verso manifestamente lesivi di norme e principi costituzionali discende dalla
natura della funzione di garanzia istituzionale che la Costituzione assegna al Capo
dello Stato ed è confermata da più precedenti consistenti sia in formali dinieghi di
emanazione di decreti legge sia in espresse dichiarazioni di principio di miei
predecessori (si indicano nel poscritto i più significativi esempi in tal senso).
Confido che una pacata considerazione delle ragioni da me indicate in questa
lettera valga ad evitare un contrasto formale in materia di decretazione di urgenza
che finora ci siamo congiuntamente adoperati per evitare".

Poscritto
1. Con una lettera del 24 giugno 1980, il Presidente Pertini rifiutò l'emanazione di un decreto-legge a lui sottoposto per la firma in
materia di verifica delle sottoscrizioni delle richieste di referendum abrogativo;
2. il 3 giugno 1981, sempre il Presidente Pertini, chiamato a sottoscrivere un provvedimento di urgenza, richiese al Presidente del
Consiglio di riconsiderare la congruità dell'emanazione per decreto-legge di norme per la disciplina delle prestazioni di cura erogate dal
Servizio Sanitario Nazionale. Nel caso specifico, uno degli argomenti addotti dal Capo dello Stato consisteva nel rilievo della
contraddizione tra la disciplina del decreto-legge emanando e "un indirizzo giurisprudenziale in via di definizione";
3. con lettera 10 luglio 1989 al Presidente del Consiglio De Mita, il Presidente Cossiga manifestò la sua riserva in ordine alla presenza
dei presupposti costituzionali di necessità e urgenza ai fini dell'emanazione di un decreto-legge in materia di profili professionali del
personale dell'ANAS e affermò: "Ritengo, pertanto, che, allo stato, sia opportuno soprassedere all'emanazione del provvedimento, in
attesa della conclusione del dibattito parlamentare sull'analogo decreto relativo al personale del Ministero dell'interno";
4. in quella stessa lettera e successivamente nella lettera al Presidente del Consiglio Andreotti del 6 febbraio 1990, il Presidente Cossiga
richiamò all'osservanza delle specifiche condizioni di urgenza e necessità che giustificano il ricorso alla decretazione di urgenza,
ritenendo legittimo da parte sua - in caso di non soddisfacente e convincente motivazione del provvedimento - il puro e semplice rifiuto
di emanazione del decreto - legge;
5. con un comunicato del 7 marzo 1993, il Presidente Scalfaro, in rapporto all'emanazione di un decreto-legge in materia di
finanziamento dei partiti politici invitò il Governo a riconsiderare l'intera questione, ritenendo più appropriata la presentazione alle
Camere di un provvedimento in forma diversa da quella del decreto-legge.

Postato da: yurigu a 11:49 | link | commenti

giovedì, 22 gennaio 2009
Leonard Cohen a Milano - ottobre 24, 2008

Leonard Cohen a Milano
Umore: Emozionato
Categoria: Musica

Ieri sera ho avuto la fortuna di vedere Cohen a Milano e di entrare nel suo mondo morbido ed elegante. Temevo proprio di non riuscire ad avere il privilegio di vederlo dal vivo, e invece è successo.

Gli arrangiamenti delle canzoni e l'esecuzione sua e dei suoi strepitosi musicisti sono state superbe. Tre ore di spettacolo gestite con grande stile e un pizzico di giocosa ironia (le sue uscite saltellanti, per esempio) che fanno giustizia dello stereotipo del Cohen cupo e pessimista. Ho avuto i brividi dall’inizio alla fine, ma la commozione mi ha vinto quando nel secondo bis ci ha regalato un’esecuzione straordinaria della sua canzone da me preferita: “Famous blue raincot”.

Cohen mi è apparso come lo immaginavo: un uomo di grande carisma ma anche molto umile.

Uno dei momenti più delicati del concerto è stato quando si è tolto il cappello e si è ritirato nell'ombra per lasciare interpretare "Secret life" alla sua collaboratrice e "If it be your will" alle sue coriste.

Cohen è anche uomo di una profonda religiosità, come traspare dai suoi testi e, ieri, anche dai suoi gesti: ogni tanto si inginocchiava sul palco in quello che a me piace vedere come un segno di rispetto verso la religiosità che le emozioni in musica possono evocare.

Postato da: yurigu a 21:23 | link | commenti

Lettera a Francesco Merlo - agosto 23, 2008

La lettera che segue è una reazione all'articolo di Francesco Merlo pubblicato su "Repubblica" del 23 agosto 2008 (http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/esteri/spagna-aereo/steward-gay/steward-gay.html)


____________________________


Gentile Francesco Merlo,

sono un suo fidato lettore e grande estimatore. Apprezzo la sua sensibilità e intelligenza delle cose e del mondo, ma proprio per questo sono rimasto molto stupito leggendo il suo articolo "Se lo steward morto diventa una bandiera gay".

Fuori da ogni spirito polemico, vorrei semplicemente provare a farle capire il punto di vista di un cittadino italiano gay (e non di un militante Arcigay) di fronte al contegno tenuto dai media nel riportare il disastro aereo di Madrid. Come dice lei, giornali e TV "hanno deciso in maniera molto varia" come dare la notizia, ma un comune denominatore si può individuare: delle 153 vittime si è scelto di ricordare in particolare l'italiano Domenico Riso. Seguendo quindi il suo ragionamento si potrebbe dire che per i media italiani "in quel forno crematorio all'aeroporto di Madrid non c'erano 153 persone, ma solo" un italiano.

Se quindi la nazionalità di Domenico Riso ha avuto un rilievo, non così lo ha avuto la sua relazione e, badi bene, parlo di "relazione" e quindi di sentimenti, non di orientamento sessuale. Il punto in questa luttuosa vicenda, infatti, non è l'orientamento sessuale di due delle 153 vittime dell'incidente aereo di Madrid, ma il rispetto nei confronti di una biografia che si sceglie di ricordare. Perché, nel caso di Riso, la relazione con il suo compagno è stata trasformata – nelle colonne del Corriere della Sera, ma anche di altri media e dal lei stesso nel suo articolo - in un rapporto di amicizia? Perché la loro convivenza è diventata una mera coabitazione? E' questo quello che non è accettabile, è questa la strumentalizzazione politica: non volendo riconoscere dignità all'amore omosessuale, e temendo di suscitare chissà quale scandalo per la presenza di un bambino, si è arrivati a manipolare persino la biografia di due vittime di un disastro aereo.

I veri ossessionati con l'orientamento sessuale sono i giornalisti italiani. Se Domenico Riso avesse avuto una compagna, non crede che si sarebbe scritto e detto semplicemente che tra le vittime vi era anche uno steward italiano con la sua compagna francese e il figlio? Non crede si sarebbe semplicemente parlato di famiglia e amore? Con la pretesa di alterare e nascondere la realtà, sono i media italiani che sono andati a frugare tra le lenzuola di Riso e del suo compagno.

Io, da cittadino italiano gay, non voglio sapere "le abitudini sessuali, le pratiche coniugali, le tradizioni, le convenzioni e gli umori" delle vittime di un disastro aereo, ma pretendo che i sentimenti di quelle vittime, siano rispettati. Negare i sentimenti di quelle vittime è come negare la loro stessa dignità non solo di cittadini, ma soprattutto di persone.

Quanto poi alla sottolineatura del fatto che Riso sia andato a vivere nella Francia che anche lei frequenta spesso, non si tratta di "un avvitamento razzista" perché il punto non è che Riso fosse siciliano, bensì che fosse italiano e, in quanto tale, costretto ad espatriare affinché la propria relazione sentimentale non suscitasse pruriti, venisse considerata normale e financo riconosciuta dallo Stato. Evidentemente la sua cittadinanza europea ha trovato pienezza di significato solo lontano non dalla Sicilia, ma dall'Italia.

La ringrazio dell'attenzione e le rinnovo la mia stima.

Postato da: yurigu a 19:22 | link | commenti

Worte... - giugno 21, 2008

"Non siamo più in grado di tradurre i sentimenti con le parole appropriate. Abbiamo fame e diciamo che vogliamo lavorare. Abbiamo freddo e diciamo che vogliamo possedere una casa. Abbiamo bisogno di solidarietà e diciamo che siamo innamorati. L'amore è un mucchio di rovine, la famiglia una fucina di nevrosi. [..] C'è un nazifascismo dei sentimenti. Noi diciamo questa verità. Dopo, nulla è più come prima".

Edgar Reitz, Heimat 2 - Cronaca di una giovinezza, 12 L'epoca delle molte parole (Stefan, 1968/69), 1992.

Postato da: yurigu a 19:21 | link | commenti

Del sentimento moderno di estraneità - giugno 15, 2008

"Amore, amore mio, che giornate vuote, che anima grigia e svogliata, che monotonia di ore inutili e pesanti, che ripetersi di giorni e di eventi tutti uguali, senza una certezza, senza una ragionevolezza! Certe volte, mentre siamo alla mensa, e anch'io prendo parte alla conversazione, ed ho l'illusione di trovarmi in mezzo ad amici, poiché mu trovo in mezzo a persone che mi danno del tu, mi cade all'improvviso la benda dagli occhi e resto sorpreso, quasi atterrito di trovarmi in mezzo a questa accozzaglia di persone sconosciute, che io non ho mai chiamate a far parte della mia vita, che nulla sanno di me come io nulla so di loro, che ignorano i miei affetti e le mie speranze, che seguono ognuna un proprio filo di egoismi e mi passano accanto senza infrangere la parete che circonda e tutela il mio egoismo. Così, così, per quanto ancora?". Lettera di Piero Calamandrei ad Ada Cocci.

Questa lettera data 19 marzo 1918 e descrive i sentimenti di un giovane Calamandrei impegnato nella grande guerra. Essa si sarebbe tuttavia potuta scrivere anche ai nostri giorni a riprova che la prima guerra mondiale fu la grande madre (sarebbe meglio scrivere matrigna) della modernità, non solo sotto il profilo tecnico-scientifico, economico e sociale, ma anche emotivo. Milioni di persone iniziarono a sperimentare quel senso di estraneità che è diventato tanto comune nelle megalopoli contemporanee.

Postato da: yurigu a 19:21 | link | commenti

Eros e thanatos - giugno 14, 2008

"[…] each man kills the thing he loves
By each let this be heard,

Some do it with a bitter
look,
Some with a flattering word,
The coward does it with a kiss,
The brave man with a sword!

Some kill their love when they are young,
And some when they are old;
Some strangle with the hands of Lust,
Some with the hands of Gold:
The kindest use a knife, because
The dead so soon grow
cold.

Some love too little, some too long,
Some sell, and others buy;
Some do the deed with many tears,
And some without a sigh:
For each man kills the thing he loves […]"

Oscar Wilde, Ballad of Reading Gaol, 1898


"[...] ogni uomo uccide ciò ch'egli ama, e tutti lo sappiamo: gli uni uccidono con uno sguardo di odio, gli altri con delle parole carezzevoli, il vigliacco con un bacio, l'eroe con una spada!

Gli uni uccidono il loro amore, quando sono ancor giovani ; gli altri, quando sono già vecchi ; certuni lo strangolano con le mani del Desiderio, certi altri con le mani dell'Oro; i migliori si servono d'un coltello, affinché i cadaveri più presto si gèlino.

Si ama eccessivamente o troppo poco; l'amore si vende o si compra ; talvolta si compie il delitto con infinite lagrime, tal'altra senza un sospiro, perché ognuno di noi uccide ciò ch'egli ama [...]". Oscar Wilde, La ballata del carcere di Reading, 1898

Postato da: yurigu a 19:19 | link | commenti

Humanitas - giugno 11, 2008

"Each narrow cell in which we dwell
Is foul and dark latrine,
And the fetid breath of living Death

Chokes up each grated screen,
And all, but Lust, is turned to dust
In Humanity's machine".


Oscar Wilde, Ballad of Reading Gaol, 1898


"Ogni angusta cella che noi abitiamo é un'infetta e cupa latrina, e il fetido, soffio della Morte vivente soffoca ogni abbaino sbarrato e tutto - tranne il desiderio - é ridotto in polvere nella macchina Umanità". Oscar Wilde, La ballata del carcere di Reading, 1898

Postato da: yurigu a 19:18 | link | commenti

L’oppio dei popoli - gennaio 07, 2008

"La religione è l'oppio dei popoli" diceva Marx, come non ricordarlo durante le feste natalizie? Ne siamo usciti per fortuna, anche se tutti un po' più anestetizzati: non solo però per via della soffocante cappa clerico-buonista che sempre ci opprime, ma che in questi giorni si fa addirittura insopportabile. L'oppio dei tempi moderni è il "fare"! C'è chi lavora giorno e notte; chi invece preferisce dormire long hours, come direbbero gli inglesi; chi fa shopping per sé o per gli altri; chi deve cucinare sontuosi manicaretti per cenoni e pranzoni che mettono K.O.; chi passa le sue giornate in palestra, chi le passa al cinema, chi a teatro, chi tra i libri, cercando di vivere la vita di personaggi più o meno inventati pur di non vivere la loro; chi si dedica ai parenti; chi si perde tra cene, aperitivi after hours (ma cosa vorrà mai dire?) e dopo cene; chi passa da un locale all'altro, da un bicchiere all'altro o da una pastiglia all'altra; c'è chi frigge di fronte al monitor di un PC tra una chat room (camera delle chiacchiere o chiacchiere da camera?) e l'altra e chi si affretta a rifare il letto per far posto all'amante successivo in attesa di trovare quell'amore che in realtà si spera di non incontrare mai perché fa troppa paura. Andiamo, facciamo, su forza (!) se no rischiamo di ascoltarci, di vederci quali siamo: degli immensi tritacarne che macinano tutto quello che incontrano sulla loro strada. E chi se ne frega se abbiamo la nausea, se sentiamo un vuoto incolmabile dentro di noi, se ci viene da piangere, se il malessere ci è penetrato nelle ossa? Andiamo avanti, non fermiamoci! Tanto perché stiamo male? E chi se lo ricorda più?

Postato da: yurigu a 19:15 | link | commenti

martedì, 31 luglio 2007
The dark side of love

When you long with all your heart for someone to love you, a madness grows there that shakes all sense from the trees and the water and the earth. And nothing lives for you, except the long deep bitter want. And this is what everyone feels from birth to death. DENTON WELCH - Diary , 8 May 1944, 23.15

Postato da: yurigu a 10:21 | link | commenti
citazioni, emozioni